GENITORI IN CAMMINO: le ragioni della speranza Stampa E-mail
Giovedì 04 Aprile 2013 14:54

 

 

Nella nostra esperienza abbiamo osservato i processi spontanei che le famiglie delle persone fragili mettono in atto per fronteggiare la sofferenza, senza negarla; cercando al contrario di crescervi dentro, sperimentando insospettati processi vitali, rivelando ignorate attitudini, maturando competenze inattese per ricercare sempre nuovi adattamenti all'ambiente che cambia continuamente. Vogliamo richiamare la vostra attenzione su quei nuclei familiari normali, che hanno dato prova di saper fronteggiare le avversità assicurando ai propri cari una vita dignitosa.

La psicologia umanistica definisce tali persone resilienti. Attribuisce loro una qualità meccanica dell’acciaio che, in particolari leghe, sottoposto a forti pressioni, permette ad una barra di flettersi senza rompersi e riprendere poi la sua forma originaria.

Come genitori e “curanti” siamo spinti dalla nostra cultura e dalla formazione professionale a vedere ciò che non va, ciò che manca o è carente in noi e nelle nostre famiglie, a evidenziare i segni di immaturità dei nostri figli, senza stupirci per i loro straordinari talenti. Al contrario, possiamo dire che la maggior parte di noi fronteggia le difficoltà e procede, pur con fatica, nelle varie fasi del proprio ciclo di vita, perseguendo lo sviluppo personale e quello dei figli, superando crisi coniugali e dimostrando insolita vitalità. Riflettendo su questi contesti parentali possiamo affermare di aver imparato molto come persone. Nella relazione fra noi orientiamo perciò il nostro atteggiamento verso il potenziamento delle risorse piuttosto che verso la marcatura dei limiti evolutivi. Vedere “il bicchiere mezzo pieno” aiuta a riempirlo più in fretta.

Il limite di una persona genera disagio nell'intero nucleo familiare che dalle mura domestiche sconfina nel circostante impregnando, spesso, il contesto di fosche tinte. Ognuno vive inesplicabili vicende che mettono alla prova la speranza. Ognuno avverte che anche nella più autentica vicinanza risiede la propria solitudine.

Siamo allo stesso tempo figli, coniugi e genitori. Presi nella morsa degli ambivalenti ruoli, inconsapevolmente, ci determiniamo come anello della catena della familiare sofferenza. Oggi percepiamo che la complessità della sempre più confusa realtà sociale, senza distinzione di ceto, livella verso il basso strati sempre più vasti di cittadini.

Nel fertile terreno pedemontano, che incornicia lago e palude gettando il lungimirante sguardo sull'orizzonte marino, l'incontro delle associazioni con la cooperativa, con l'amministrazione e la scuola ha generato la sin-energia per spianare il cammino verso un radioso futuro.

Ora sappiamo che soltanto rispecchiando le nostre diversità e sostenendoci a vicenda approderemo all'oasi della tenerezza per apprendere il linguaggio dei sentimenti e costruire insieme convivenze serene sperimentando la leggerezza della reciproca attenzione.

Il percorso pedagogico relazionale che "Il Te.T.To. per noi" offre a chi vuole conoscere meglio se stesso e ricercare il ben-essere, fornisce gli strumenti per recuperare le risorse che ognuno di noi già possiede per sostenere la propria e l'altrui fragilità di fronte all'inevitabile che la Vita propone.

In un ambiente protetto, il confronto del proprio sentire con quello dell'altro, il rispecchiamento della propria nell'altrui diversità, sotto la guida di chi per primo ha sperimentato gli ardui passaggi della conoscenza del "Sé", rendono possibile la scoperta di "chi siamo" e offrono la possibilità del cambiamento personale sotto lo sguardo empatico del gruppo. Lo sforzo non è mai sprecato: fatichi ma sogni! Il sogno è preludio al salutare incontro con la propria storia!

 

 

info: Dott.ssa Marina Benedetti 349.4635110 e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.